Mi chiamo Paola Rossato, sono nata e vivo a Gorizia. Ho 42 anni. Ho un lavoro part-time da parecchi anni ma non amo parlarne o scriverne in ambito musicale perché mi piace tener separate le due cose. Vivo a Gorizia in un appartamento con 3 gatti, 5 chitarre, 1 pianoforte, 1 pianoforte digitale, 2 violini (che suono male e che mi riprometto di imparare a suonare bene) e altri strumenti dislocati qui e là per casa. Nel tempo libero lavoro per fare in modo che la musica non resti relegata solo al mio tempo libero. Canto da quando ero piccola, più o meno come tutte le persone che cantano, credo. Ho iniziato a suonare la chitarra a 14 anni e a scrivere per gioco le mie prime canzoni, la cosa era divertente e ho continuato. No, non è vero. La cosa mi creava ansia ma vedevo che con le mie canzoni venivo ascoltata e mi è parso un buon motivo per continuare. A 17 anni un bel giorno ho deciso che avrei iniziato a fare il pianobar; ho messo un annuncio su Il Mercatino (esiste ancora?) scrivendo qualcosa tipo “cantante cerca tastierista per serate di pianobar“. All’inizio mi scartavano tutti, ero troppo insicura su tutto. Un bel giorno mi ha contattata un tastierista, anima pia a cui non importava un bel niente delle mie pare e abbiamo iniziato a far serate. Mi son messa a studiare canto, ho continuato a scrivere canzoni perché vedevo che ai primi concorsi mi si ascoltava molto di più con i miei brani che con cover, anche se interpretate con l’impegno più totale. Mi sono guardata un pochino intorno e ho visto che su Internet (nel frattempo il mondo si è evoluto e ci ha regalato Google) c’erano delle cantautrici in Italia con un sito web tutto loro e con un bel curriculum di premi. Ho pensato: “Anch’io voglio!”. Mi sono iscritta piano piano a concorsi nazionali di cantautori e ho iniziato a ricevere riconoscimenti importanti. Nel frattempo continuavo a lavorare e a far serate di pianobar. Dopo qualche anno trascorso a collezionare targhe, piatti e bellissime cose ho fatto lo struzzo per non vedere che si avvicinava uno dei momenti più belli per un artista: quello di fare un disco. Ma ovviamente la cosa mi creava ansia. Non mi sentivo pronta. Non ci si sente mai pronti, d’altra parte nessuno sa come fare qualcosa che non ha mai fatto. Ho superato anche questa cosa e dopo mille tentennamenti ho deciso di autoprodurmi. Il 1 aprile del 2018 è uscito il mio primo disco, Facile, che facile non è per nulla e che esce in una data perfetta, scelta ad hoc visto che dopo anni di promesse al pubblico sul release di un cd questo annuncio ufficiale pareva quasi uno scherzo (ma davvero esce il disco della Rossato?). Il disco ha ben 13 brani (tanti) scelti tra tutti i brani (pochi) di una vita intera. Ho aperto un concerto di Eugenio Finardi, uno di Kyla Brox, uno di Mirkoeilcane. Ho avuto più volte un senso di inadeguatezza. Ho dribblato e superato momenti di bassa autostima e raggiunto risultati importantissimi. Il mio disco è stato finalista alle Targhe Tenco del 2018. Ho pensato mille volte di non esser abbastanza brava, abbastanza preparata. Ho scritto cose che sentivo vere e che in qualche modo mi smuovevano qualcosa dentro. Ho raccontato la storia vera di una donna cui è stata tolta la casa, ho pensato che volevo dar voce a dolori silenziosi, stretti in un angolo.  Ho aspettato il Grande Produttore Della Mia Vita, ovvero la versione musicale del Principe Azzurro, ma senza l’ingombro del cavallo bianco e onestamente molto più utile. Non l’ho visto, non è arrivato.  Sono diventata io il Grande Produttore Della Mia Vita, senza sapere da che parte si inizia e cosa si deve fare. Ma ho iniziato, e ho fatto. Adesso il mio produttore sono io.

Ho incontrato musicisti che hanno messo anima, mani, esperienza e creatività nel mio progetto ed insieme abbiamo arrangiato i brani del disco. Ognuno ci ha messo del suo. Ho una mamma che dopo anni di racconti di sogni musicali mi ha detto: “Paola, ti do i soldi, fai sto disco… basta che la pianti!”. Un disco così non costa poco. Ho avuto un papà che adesso non c’è più che attraverso la musica ha trovato forse una strada per iniziare un dialogo con la figlia, con cui non riusciva a parlare molto senza che si bisticciasse. Ma attraverso le mie canzoni aveva trovato la strada e quando voleva parlarmi tirava fuori un commento su un mio brano o un suggerimento. Era fiero dei premi, lui che diceva, per difendermi da azzardi, “Paola, la musica è un hobby!“. A tutte le persone che entravano in casa faceva leggere gli articoli dei giornali e faceva ascoltare le demo dei miei brani. Nessuno usciva da casa indenne a questo bombardamento fiero. Avrei voluto dargli il disco, vederlo felice della finale al Tenco, ma se n’è andato prima. Le canzoni che scrivo sono prevalentemente autobiografiche e quando non lo sono contengono comunque il mio punto di vista sulla situazione descritta. Facile è un disco che esprime la mia personalità a tutto tondo: contiene ironia, un pizzico di cinismo, rabbia, leggerezza, riflessioni, denunce, giochi di parole, giochi di note. Amo le parole, il loro suono, la ricerca di assonanze, di sinonimi, di contrasti di tono tra testo e musica. Racconto la voglia di starmene sotto al piumino in una giornata piovosa e pigra, denuncio la pressione psicologica che molte aziende esercitano sui dipendenti, canto di passeggiate scritte invece che vissute in Borgo Castello a Gorizia in una notte d’estate, scrivo il mio modo personale di sentire e leggere banalità consumate, vuote e ripetitive spacciate come promesse amorose o dichiarazioni fintissime che nascondono malamente il galoppo ormonale di chimica primaverile. Faccio musica perché a questa vita bisogna pur dare un senso per cercare di trascorrere il tempo che abbiamo nel modo migliore che possiamo, altrimenti si rischia di restare a correre sulla ruota del criceto e a faticare senza che ci sia nient’altro, e a me questa pare una scelta abbastanza cretina. Quando si scende dalla ruota è game over. Voglio guardarmi indietro un giorno mantenendomi in pace con me stessa per aver fatto tutto il possibile per realizzare questa mia vita nel modo migliore possibile. Ognuno sceglie il senso da dare alla propria esistenza.

Io ho scelto la musica, e a questa dedico la mia vita.

Scelgo la musica perché attraverso di lei ho trovato un modo per risollevarmi nei momenti difficili, perché è il mio modo per farmi ascoltare e per sentirmi vibrare forte. Il mio obiettivo è continuare a scrivere canzoni e andare avanti in questo percorso al meglio delle mie possibilità.